La mia condizione di eremita sociale, mi permette, a volte, di seguire i programmi che la nostra televisione offre al target dei teen-ager.
Ultimamente, mi soffermo su un particolare programma, in onda su MTV verso le 14:00 circa, che ha attratto la mia curiosità e il mio sdegno.
Premesso che parlare di giovani (cos’è giovane e cosa maturo ?) può facilmente far scivolare nel pericoloso terreno del “ai miei tempi”, soprattutto se, chi scrive, si avvicina alla soglia degli anta, ed è per questo che eviterò, per quanto possibile, di esprimere giudizi cercando nel limite della mia scrittura di esporre fatti e punti di vista, angoli di riflessione per cercare di capire.
Lungi da me il voler demonizzare un programma o un’emittente televisiva, ho cercato nel mio piccolo di immedesimarmi in un tipico ragazzo sedicenne che finita la scuola, si siede al tavolo e consuma il suo pasto in compagnia dell’amata/odiata baby sitter tecnologica…. Il televisore.
Cerco di immaginarmi il contesto familiare in cui il nostro teen-ager italiano vive, un universo diametralmente opposto alla mondo “mulino bianco” che il marketing ci propone come modello di famiglia italiana.
Dovendo quindi scegliere un modello di famiglia tipico, ho preferito attingere alla realtà delle nostre periferie, centro e cuore della società attuale.
Un padre gran lavoratore che esce alla mattina presto e rientra alla sera tardi per 1.300 euro al mese, una madre che per scelta o ricatto a rinunciato al suo lavoro per accudire i suo figli, una casa in affitto da 600 euro al mese.
Il nostro ragazzo frequenta un istituto tecnico vicino casa, ama uscire con gli amici, andare per locali e soprattutto ama innamorarsi, ama amare e l’essere amato, con quell’incoscienza e semplicità che solo a sedici anni l’amore può donare.
Tra qualche mese sarà il suo compleanno e passa i giorni ad immaginarsi il giorno della sua festa quando, re del suo giorno, forse troverà il coraggio di dichiararsi a Laura della III C, la più bella e corteggiata della scuola.
Assorto nei suoi sogni, il nostro ragazzo è lì che consuma il suo pasto fantasticando sul suo futuro da principe, amatamente cullato dalla musica di MTV quando inizia il nostro famoso programma.
“I miei sedici anni” si intitola o dovrebbe intitolarsi, non ricordo bene, ma il senso è questo: una o un teen-ager americano organizzano, ripresi dalle telecamere di MTV, la loro festa di compleanno.
Si sa, in molti stati americani, questo è un evento, un passaggio di ruolo nella società americana che da noi può assomigliare ai nostri 18 anni.
Il nostro lui smette per un attimo di fantasticare e di mangiare e si sofferma a guardare il programma. Sorride pensando alla coincidenza, sognando per un attimo “quanto sarebbe figo il mio compleanno in televisione” e inizia a gustarsi la scena, in un transfert tra la sua vita e quella dei personaggi le cui vite scorrono sullo schermo, vite apparentemente così distanti ma visceralmente unite, perché i sentimenti, le emozioni e le paure a sedici anni, i turbamenti tipici di quest’età del cambiamento, accomunano tutti i nostri ragazzi.
Nella puntata odierna ci sono Kelly ed Elly, due tipiche ragazze americane, intente a preparare la loro festa dei sedici anni. Si parte dall’intervista alle ragazze in cui vengono svelate la loro lunga amicizia e lo loro aspettative per una festa che tutti si ricorderanno.
Si mostra la loro riunione familiare quando espongono le idee alle loro mamme, chiedendo il permesso e un budget per l’organizzazione, a cui le mamme solerti rispondono, non imponendo un limite alla spesa a patto che la festa abbia anche un significato benefico in modo da educare le ragazze al valore ed il rispetto dei soldi e ad aiutare chi è meno fortunato.
Si susseguono una serie di immagini in cui comprano vestiti, in cui Kelly compra circa 194.000 dollari di collane e orecchini. Vengono mostrate l’imbarazzo di Kelly nel guidare una macchina da 495.000 dollari affittata per accompagnare alla festa e la paura di Helly costretta a farsi trasportare da una che in une mese di patente ha già fatto 5 incidenti.
Si vedono tante cose, quando affittano due band famose per suonare alla loro festa, quando provano i cocktail rigorosamente analcolici che verranno serviti alla festa.
Si vedono tante cose, si vedono anche i 50.000 dollari raccolti per i bambini dell’ospedale Sant Paul.
Si vedono tante cose.
In altre puntate hanno fatto vedere feste costate 300.000 dollari, auto da 75.000 dollari regalate ai festeggiati.
Si sono visti la Kelly e la Helly di turno partire alla volta di Parigi per fare shopping, per poi tornare a mani vuote deluse per il non aver trovato niente di adatto.
Si vedono tante cose, MTV ci mostra uno spettacolo magnifico, un mondo di cui tanti vorrebbero fare parte, ma che sappiamo essere riservato ad una casta che non è la nostra, ad un mondo, ad un universo talmente lontano dalle nostre vite, che il solo vederlo, il solo sapere che esiste non può che farci rabbia e invidia, come quella rabbia e quell’invidia che semplicemente oggi MTV ci ha mostrato e fatto nostra, nelle parole di quel ragazzo, invitato alla festa, che sorridente ma malinconico rivela : “Una festa bellissima, la più bella alla quale abbia mai partecipato… magari i miei mi volessero bene così…”
Che aggiungere, se non auguri padri, auguri madri, e soprattutto ragazzi. Io vi auguro con tutto il cuore che un giorno anche voi forse, avrete quelle possibilità, ma attenti, la realtà purtroppo è tutta un'altra cosa.
E sì, cara MTV, la realtà è tutta un’altra cosa, le nostre vite, le nostre storie, le nostre emozioni, non le troverai mai scritte nei tanti e tanti documenti e questionari e ricerche di mercato che consulti e ostenti quando decidi di fare un programma.
Noi, a dirti la verità, ne avremmo fatto a meno, già è tanto difficile far capire ai nostri ragazzi la difficoltà della vita e tu gli uccidi la voglia di sognare, mostrando una realtà, che in cuor loro sanno di non poter avere.
Come si può sentire un ragazzo che litiga con il padre per un paio di jeans firmati, che gli consentirebbero di sentirsi accettato in un mondo che impone di essere “in”?
Con quali occhi pensi che guarderà suo padre?
Con quali occhi giudicherà la società in cui vive?
Con quali sentimenti affronterà questo mondo?
Quante domande, quante poche risposte, certo una cosa è sicura: speriamo che a rispondere non sia un altro programma di MTV.
La formica e la cicala
(dedicato all'onorevole Follini)
Era un giorno di novembre, pioveva. La vita all'interno del formicaio proseguiva operosa, come sempre, non curante del gelo che imperversava fuori dal loro nido.
Si erano preparate a questo, lavorando tutta un'estate a ritmi massacranti per la paura di non fare in tempo, di non essere pronte per l'arrivo dell'inverno.
Perché lo sapevano oramai da tanto tempo, non importa quanto caldo può fare in estate e quanto cibo si possa trovare in giro, prima o poi arriva l'inverno e se non sei pronto, sei morto.
E allora giù, lavora, lavora, fatica, fatica, coordina, coopera, tira trascina, spingi. Tutto il giorno cosi, fino a morirci sotto, che quando torni a casa sei uno straccio.
Ma non conta, l'importante è accumulare, prepararsi all'inverno e non importa se poi tu personalmente non lo vedrai, perché ci sei rimasto sotto a quel lavoro, non importa, la società andrà avanti, mangeranno i tuoi figli, tua moglie e continueranno a lavorare come sempre, per ripetere il ciclo.
Però che soddisfazione, in questo giorno piovoso di novembre, in fondo tutta questa fatica ne valeva la pena, ora stai qua, chiuso nel tuo caldo formicaio con la pancia piena e la cantina rifornita, il televisore al plasma e il caminetto acceso che ti scalda mentre ti godi la noia fregandotene del gelo che fa fuori.Ma la caratteristica dei giorni piovosi di novembre è quella che c'è sempre qualcuno che bussa ad una porta.E questo giorno, questo mese, piovoso, questo formicaio, non poteva sfuggire a tale legge. La formichina, lo sapeva bene. Sapeva che ad ogni inverno, qualcuno bussa alla sua porta, ma anche in questo si era preparata.Negli anni aveva imparato che chi bussa a una porta in un freddo e piovoso giorno di novembre altro non cerca che un po’ di calore dal gelo che fa fuori.Si, è vero, a volte, oltre al calore, taluni cercavano anche qualcosa da mangiare e non mancava occasione che cercassero di approfittare delle dispense cosi faticosamente accumulate. Ma la formichina negli anni aveva imparato che l’inverno e la fame vanno di pari passo, quasi come novembre e i giorni di pioggia, da sempre inesorabili compagni.
Anno dopo anno erano passati un po’ tutti a chiedere ospitalità, a bussare a quella porta, ma anno dopo anno la formichina aveva imparato ad affrontarli.
Il calore del formicaio e l’abbondanza delle dispense erano frutto di un duro lavoro e non poteva essere spartito con chi quel lavoro non l’aveva eseguito.
Aveva visto, negli anni, api operose venire a pregarle per un po’ di cibo, farfalle imbellettate, scarabei saltimbanchi, millepiedi nevrotici, tutti a bussare.
Senti che casino che fanno. Ma basta, andate a casa, quì non c’è niente per voi, che ognuno badi a se stesso, no tu no farfallina, tu aspetta, che qualcosa per una bella farfallina c’è sempre, che non sia mai si dica che in questo formicaio manca l’ospitalità e non ci si prodiga verso chi a bisogno.
Negli anni, erano passati tutti, ma proprio tutti. Ma ormai era diventata un abitudine e per la formichina, un bel diversivo con cui aspettare la vigilia di natale, con la neve i doni e la cantina gonfia come deve essere un buon formicaio.
Forse è per questo che si dice un gran bene delle formiche, che sono operose, che sono socialmente impegnate, che sono parsimoniose e che in fondo si sanno anche divertire.
E fu in quel momento che qualcuno bussò alla porta.
Novembre
Freddo
Giorno di pioggia
Qualcuno che bussa alla porta.
I segni dell’inverno non cambiano mai
La formichina si alzò ed andò ad aprire.
“Tu, tu proprio tu” sobbalzò non appena aperto.
Con quale faccia, con quale pudore aveva potuto farlo?
In tutti questi anni non era mai successo, una cosa così non si era mai vista.
Una cicala che bussa alla porta di una formica.
Ma dai, ma almeno provate a salvare la faccia, ma siate serie, voi cicale.
Con tutto quello che si dice su di voi, credevamo non veniste più a bussare alla nostra porta.
Sempre là a cantare e a menarcela d’estate e poi d’inverno a mori’ de fame.
Ma con che faccia ti presenti………
“AHOOO! A COSA…” interruppe la cicala.
“Primo: è ora che la fate finita d’anna’ in giro a racconta’ na marea de’ cazzate su come voi siete brave e come noi cicale siamo barbone, che prima de dì certe cose ve dovreste nforma’.
Che poi rovinate ‘a reputazione ae persone. Che lo dovete da di’ che su sta’ cazzo de tera ce semo venute prima noi de voi e , visto che ve damo ‘na cinquantina de mijioni de anni sull’evoluzione, voi, brutte stronze de formiche, c’avete solo da impara’ da noi su come se sta’ ar monno.
Secondo: la dovete fa’ finita de accumula’ tutta sta monnezza ner cortile. SO TRE ANNI CHE L’INVERNO NUN VIE PIU’! E’ novembre, ce so’ 35 gradi all’ombra e stamo tutti a fa’ surf sulla spiaggia.
E tutta quella puzza de cibo marcio che vjiè dalla vostre cantine nun se po’ più regge.
Tre: AHOOO! SVEJIAAAA, vedete da usci’ ogni tanto dal formicaio…. Che qui fori, er monno, cambia”.
Ogni storia una morale, e anche questa non può non averla.
Qual è ??
Che sia inverno o che sia estate sta sicuro che prima o poi busseranno alla tua porta
Tu aprirai
Ma non sempre potrai richiudere.