Il viaggiatore attento sa che la mappa che possiede è solo una rappresentazione parziale del mondo che lo circonda.
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Sono
sono il niente, il nulla
la moltitudine della massa
la solitudine del singolo
sono un numero, una sigla
un dubbio, un perché
sono uno specchio che riflette
l'immagine di altri
sono l'acqua di un lago di montagna
una nuvola che gioca con il vento
sono una stella, sono la notte
la vittima e il carnefice
l'uomo e il dio
il tutto e il niente
sono quello che vedono i tuoi occhi
e quello che non vedono
io sono pensiero.
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La formica e la cicala
(dedicato all'onorevole Follini)
Era un giorno di novembre, pioveva. La vita all'interno del formicaio proseguiva operosa, come sempre, non curante del gelo che imperversava fuori dal loro nido.
Si erano preparate a questo, lavorando tutta un'estate a ritmi massacranti per la paura di non fare in tempo, di non essere pronte per l'arrivo dell'inverno.
Perché lo sapevano oramai da tanto tempo, non importa quanto caldo può fare in estate e quanto cibo si possa trovare in giro, prima o poi arriva l'inverno e se non sei pronto, sei morto.
E allora giù, lavora, lavora, fatica, fatica, coordina, coopera, tira trascina, spingi. Tutto il giorno cosi, fino a morirci sotto, che quando torni a casa sei uno straccio.
Ma non conta, l'importante è accumulare, prepararsi all'inverno e non importa se poi tu personalmente non lo vedrai, perché ci sei rimasto sotto a quel lavoro, non importa, la società andrà avanti, mangeranno i tuoi figli, tua moglie e continueranno a lavorare come sempre, per ripetere il ciclo.
Però che soddisfazione, in questo giorno piovoso di novembre, in fondo tutta questa fatica ne valeva la pena, ora stai qua, chiuso nel tuo caldo formicaio con la pancia piena e la cantina rifornita, il televisore al plasma e il caminetto acceso che ti scalda mentre ti godi la noia fregandotene del gelo che fa fuori.Ma la caratteristica dei giorni piovosi di novembre è quella che c'è sempre qualcuno che bussa ad una porta.E questo giorno, questo mese, piovoso, questo formicaio, non poteva sfuggire a tale legge. La formichina, lo sapeva bene. Sapeva che ad ogni inverno, qualcuno bussa alla sua porta, ma anche in questo si era preparata.Negli anni aveva imparato che chi bussa a una porta in un freddo e piovoso giorno di novembre altro non cerca che un po’ di calore dal gelo che fa fuori.Si, è vero, a volte, oltre al calore, taluni cercavano anche qualcosa da mangiare e non mancava occasione che cercassero di approfittare delle dispense cosi faticosamente accumulate. Ma la formichina negli anni aveva imparato che l’inverno e la fame vanno di pari passo, quasi come novembre e i giorni di pioggia, da sempre inesorabili compagni.
Anno dopo anno erano passati un po’ tutti a chiedere ospitalità, a bussare a quella porta, ma anno dopo anno la formichina aveva imparato ad affrontarli.
Il calore del formicaio e l’abbondanza delle dispense erano frutto di un duro lavoro e non poteva essere spartito con chi quel lavoro non l’aveva eseguito.
Aveva visto, negli anni, api operose venire a pregarle per un po’ di cibo, farfalle imbellettate, scarabei saltimbanchi, millepiedi nevrotici, tutti a bussare.
Senti che casino che fanno. Ma basta, andate a casa, quì non c’è niente per voi, che ognuno badi a se stesso, no tu no farfallina, tu aspetta, che qualcosa per una bella farfallina c’è sempre, che non sia mai si dica che in questo formicaio manca l’ospitalità e non ci si prodiga verso chi a bisogno.
Negli anni, erano passati tutti, ma proprio tutti. Ma ormai era diventata un abitudine e per la formichina, un bel diversivo con cui aspettare la vigilia di natale, con la neve i doni e la cantina gonfia come deve essere un buon formicaio.
Forse è per questo che si dice un gran bene delle formiche, che sono operose, che sono socialmente impegnate, che sono parsimoniose e che in fondo si sanno anche divertire.
E fu in quel momento che qualcuno bussò alla porta.
Novembre
Freddo
Giorno di pioggia
Qualcuno che bussa alla porta.
I segni dell’inverno non cambiano mai
La formichina si alzò ed andò ad aprire.
“Tu, tu proprio tu” sobbalzò non appena aperto.
Con quale faccia, con quale pudore aveva potuto farlo?
In tutti questi anni non era mai successo, una cosa così non si era mai vista.
Una cicala che bussa alla porta di una formica.
Ma dai, ma almeno provate a salvare la faccia, ma siate serie, voi cicale.
Con tutto quello che si dice su di voi, credevamo non veniste più a bussare alla nostra porta.
Sempre là a cantare e a menarcela d’estate e poi d’inverno a mori’ de fame.
Ma con che faccia ti presenti………
“AHOOO! A COSA…” interruppe la cicala.
“Primo: è ora che la fate finita d’anna’ in giro a racconta’ na marea de’ cazzate su come voi siete brave e come noi cicale siamo barbone, che prima de dì certe cose ve dovreste nforma’.
Che poi rovinate ‘a reputazione ae persone. Che lo dovete da di’ che su sta’ cazzo de tera ce semo venute prima noi de voi e , visto che ve damo ‘na cinquantina de mijioni de anni sull’evoluzione, voi, brutte stronze de formiche, c’avete solo da impara’ da noi su come se sta’ ar monno.
Secondo: la dovete fa’ finita de accumula’ tutta sta monnezza ner cortile. SO TRE ANNI CHE L’INVERNO NUN VIE PIU’! E’ novembre, ce so’ 35 gradi all’ombra e stamo tutti a fa’ surf sulla spiaggia.
E tutta quella puzza de cibo marcio che vjiè dalla vostre cantine nun se po’ più regge.
Tre: AHOOO! SVEJIAAAA, vedete da usci’ ogni tanto dal formicaio…. Che qui fori, er monno, cambia”.
Ogni storia una morale, e anche questa non può non averla.
Qual è ??
Che sia inverno o che sia estate sta sicuro che prima o poi busseranno alla tua porta
Tu aprirai
Ma non sempre potrai richiudere.